Identikit di un “bullo” secondo Dan Olweus

Identikit di un “bullo” secondo Dan Olweus

Nella giornata mondiale dedicata al bullismo, mi ha fatto riflettere la teoria dello psicologo svedese Dan Olweus, il primo ad usare, negli anni ’70, il termine inglese “bullying”, per indicare le prepotenze fra pari nelle sue ricerche pionieristiche sulla violenza scolare che portarono alla formulazione di un programma di antibullismo ampiamente adottato nelle scuole dei paesi nordici.

Olweus (1996), considerato, ad oggi, tra le massime autorità a livello mondiale in tema di aggressività e bullismo identificò anche i primi criteri per individuare il problema del bullismo e poterlo differenziare da altre possibili interpretazioni come il gioco turbolento, gli atti distruttivi, le ragazzate, gli incidenti o scherzi e i giochi pesanti tra pari, tipici del processo di maturazione degli individui. La sua definizione di bullismo prevedeva, infatti, delle azioni offensive nei confronti di un compagno reiterate nel tempo:

uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto ripetutamente nel corso del tempo alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni

Olweus individua nei modelli educativi genitoriali un ruolo fondamentale tra le possibili cause del bullismo sia che siano eccessivamente severi, sia che siano troppo permissivi. Se, infatti, si ricorre eccessivamente all’uso di punizioni fisiche il bambino percepirà che la violenza come l’unico mezzo per fare rispettare le proprie regole. Se, invece, si lascia un’eccessiva libertà ai propri figli, non percependo i limiti oltre i quali i comportamenti non sono più consentiti, essi agiscono di conseguenza in maniera prepotente e prevaricatrice.

Sono tre i fattori nell’educazione familiare, che hanno un ruolo determinante nella predisposizione dei ruoli di bullo e più in generale dell’aggressività nei maschi e precisamente:

  • L’atteggiamento emotivo di indifferenza, di mancanza di calore e d’affetto della figura materna nei primi anni di vita;
  • Il permissivismo educativo nella fase dell’età evolutiva, specialmente verso comportamento aggressivi;
  • L’abuso di autorità punitiva fisica, sin dalla prima infanzia che non consente di elaborare appieno l’aggressività nel bambino.

Le vittime, invece, presentano quadri familiari molto coesi e al contrario iperprotettivi.

Oggi nuove forme di bullismo quello digitale, ci colgono a volte impreparati perché sono più difficili da identificare. La minaccia via web o attraverso il cellulare si nasconde spesso in chat e messaggi che non sempre sono immediatamente riconducibili a situazioni di pericolo. E allora che fare? Impossibile pensare di scollegarsi dalla rete e come nel mondo reale, l’unica cosa che possiamo fare è imparare quei comportamenti corretti che possono difenderci dai pericoli. Un’educazione digitale consapevole è allora la strada da seguire “insieme” ai propri figli, per un corretto approccio al problema.

Uno dei nostri principali obiettivi attraverso il nostro progetto “a scuola di blog”, è proprio quello di educare al valore delle parole e al rispetto reciproco attraverso il dialogo e i commenti ai nostri articoli.

Dedicare qualche minuto a questa attività insieme ai nostri ragazzi, non è tempo perso, piuttosto una pratica utile e un bel modo per conoscersi e riflettere insieme su temi di estrema attualità e importanza.

3 Comments
  • Marti
    Rispondi
    - Maggio 28, 2021

    Ciao blogger! Io penso che la maggior parte delle volte i bulli prendono in giro gli altri ragazzi considerati diversi e strani da loro perché dentro di loro soffrono. Molte volte hanno problemi familiari ed essendo “dimenticati”, secondo me, si divertono a bullizzare gli altri per sentirsi superiori e ricevere attenzioni.

  • Caterina
    Rispondi
    - Maggio 28, 2021

    Io credo che il bullismo sia una forma di violenza, che può essere sia fisica che psicologica. L’azione di bullismo prevede uno o più bulli, che prendono di mira una o più persone (di solito è preferita una persona, perchè é considerata più debole da sola). Il bullo tende a stare in gruppo, per sentirsi più forte, anche se in realtà il vero debole è lui, per mancanza di affetto e mancanza di presenza famigliare. Quando il bullo é online, non si tratta più di violenza fisica, bensì psicologica, che però può anche essere peggiore, non colpendo il corpo, ma l’anima; secondo me in questi casi è meglio prevenire, insegnando sin dall’infanzia un uso corretto della tecnologia, che può essere magnifica, ma fatale; bisogna inoltre insegnare ai bambini e alle bambine che le parole, soprattutto dette con troppa leggerezza e dietro uno schermo possono colpire nel profondo. Inoltre secondo me nella nostra società anche se si fa molta sensibilizzazione su questo tema, esso viene ancora trattato con troppa indifferenza.

  • MARGHE, LOLLO, ANDRE, SAMU e LEO
    Rispondi
    - Maggio 28, 2021

    Grazie Blogger di questo argomento molto interessante, che caratterizza molte persone del mondo di oggi. Molte persone vengono prese in giro per il loro aspetto fisico “bodyshaming”, questa cosa è inaccettabile e bruttissima perchè molti per il giudizio degli altri si potrebbero trovare in una situazione di suicidio.
    Però esiste un altro tipo di bullismo, il “cyberbullismo”; che ferisce le persone psicologicamente usando come veicoli preferenziali la rete , i social e i telefoni .

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